Successione conviventi: come proteggere il partner

Successione conviventi: consulente finanziario che aiuta una coppia a proteggere il partner

La successione conviventi è un tema delicato: cosa rischia il partner se uno dei due viene a mancare e quali strumenti si possono usare per proteggerlo? Il caso di Anna e Luca aiuta a capirlo.

Anna è una mia cliente con una voce decisa e un carattere forte.

Quando è venuta in studio da me, però, sotto quella sicurezza c’era una preoccupazione molto chiara, legata alla successione e alla loro convivenza:

 

«Se succede qualcosa a Luca, io che fine faccio? E lui, se succede qualcosa a me, rischia di essere buttato fuori di casa da mio fratello o da mio nipote…»

Da qui è partita una chiacchierata intensa riguardo a successione, convivenza, matrimonio e protezione del partner convivente e su quella “pigrizia” nel sistemare le cose che, a volte, può costare molto cara.

La situazione di Anna e Luca: convivenza, casa e famiglia “complicata”

 

Anna convive da tanti anni con Luca. Non sono sposati e non hanno figli.

Luca ha già fatto un testamento a favore di Anna da molto tempo. Ogni volta che lei solleva l’argomento, lui le ripete:

«È una vita che ho il testamento fatto per te.»

Anna, dal canto suo, ha un fratello e un nipote con cui i rapporti non sono proprio idilliaci.

 

Il timore è molto concreto:

  • se succede qualcosa a lei, in assenza di un testamento Luca potrà vantare, nei confronti degli eredi di Anna solo un temporaneo diritto di abitare la casa in cui vivono, ma per non più di cinque anni;
  • se succede qualcosa a Luca, Anna dovrà affrontare un conto salato in termini di imposte di successione.

Non è una paura astratta, ma una domanda molto concreta: «Che cosa succede a noi due, e alla casa dove viviamo, se uno di noi non c’è più?»

Due piani diversi: patrimonio e fisco

 

Nella nostra conversazione ho spiegato ad Anna che la norma successoria agisce su due piani distinti:

  1. Il piano patrimoniale: chi ha diritto a cosa, cioè come si divide l’eredità tra eredi e parenti stretti (legittima e quota disponibile).
  2. Il piano fiscale: quanto si paga di imposta di successione, con quali aliquote e con quali franchigie.

Per capire davvero che cosa rischiano Anna e Luca bisogna tenere insieme questi due livelli.

Se vuoi un approfondimento più tecnico sulla tassazione in caso di successione e sugli strumenti finanziari coinvolti, ne ho parlato anche in questo articolo su “La successione e le sue regole.”

Convivenza e fisco: per il Fisco siete estranei

 

Dal punto di vista fiscale, finché rimangono conviventi non sposati, Anna e Luca sono considerati due estranei.

Questo significa, in pratica:

  • essendo conviventi, non hanno franchigia in caso di successione;
  • sulle somme di denaro e sugli investimenti pagano l’aliquota piena prevista per i soggetti “diversi da coniuge e parenti stretti”;
  • per gli immobili, l’imposta di successione si calcola sul valore dato dalla rendita catastale rivalutata, e anche lì l’imposta “te la prendi tutta” senza sconti.

Per Luca, che vuole proteggere Anna, il tema è soprattutto fiscale: come fare in modo che, se succede qualcosa a lui, a lei resti davvero qualcosa e non finisca troppo in mano al Fisco.

Il lato di Luca: nessun conflitto sull’eredità, ma il tema è fiscale

 

Con Anna abbiamo verificato il lato patrimoniale di Luca: non ci sono altri figli, fratelli o sorelle che potrebbero rivendicare diritti particolari sull’eredità.

Questo significa che, dal punto di vista dell’asse ereditario, il testamento che lui ha fatto a favore di Anna non entra in conflitto con quote di legittima di altri eredi.

Lì il problema non è “chi ha diritto a cosa”, ma quanto si paga di imposte.

Per questo, nel suo caso, abbiamo concentrato l’attenzione su come ridurre l’impatto fiscale e su quali strumenti utilizzare.

Il lato di Anna: fratello, nipote e rischio di “essere cacciati di casa”

 

Per Anna, la situazione è diversa.

Lei ha un fratello e un nipote. E lo dice chiaramente: Luca ha paura che, se succedesse qualcosa a lei, il fratello o il nipote potrebbero “metterlo alla porta”.

Qui il tema non è solo fiscale, ma anche di asse ereditario:

  • se Anna non fa testamentoi, il fratello diventa erede sulla base delle regole ordinarie;
  • anche se Anna si sposasse con Luca, non sarebbe sufficiente senza un testamento, infatti nelle coppie sposate senza figli il fratello concorre con il coniuge nella successione;
  • il fratello non è un “legittimario” come lo sarebbe un figlio, ma senza testamento una quota dell’eredità gli spetta comunque.

È qui che nasce il timore di Luca di “essere cacciato di casa” se dovesse mancare Anna e se la situazione non fosse stata sistemata per tempo.

Come proteggere il partner convivente: gli strumenti che abbiamo valutato

 

A partire da queste premesse, con Anna abbiamo ragionato su quali strumenti usare per proteggere davvero il partner convivente e ridurre i rischi, sia patrimoniali che fiscali.

1. Prodotti assicurativi con beneficiaria in caso di morte

Una prima leva è rappresentata dai prodotti assicurativi.

L’idea è semplice: Luca può utilizzare una polizza vita indicando Anna come beneficiaria in caso di morte.

In questo modo, se dovesse succedere qualcosa a lui:

  • Anna riceverebbe il capitale come beneficiaria,
  • il capitale non entrerebbe nell’asse ereditario,
  • quel denaro arriverebbe senza imposta di successione e in tempi più rapidi rispetto alla pratica successoria ordinaria.

Questo permetterebbe di gestire in modo economico, semplice e veloce la successione degli asset liquidi garantendo la liquidità sufficiente per affrontare la successione degli immobili.

2. Strumenti esenti da imposta di successione (come i titoli di Stato)

Un’altra leva sono gli strumenti che, per loro natura, godono di un trattamento di favore in caso di successione.

Con Anna abbiamo parlato in particolare dei titoli di Stato. Lo schema, semplificando, è questo:

  • si utilizza una parte del patrimonio di Luca per costruire un portafoglio di titoli di Stato;
  • si abbina a questa scelta un testamento chiaro, che destina quella componente di patrimonio ad Anna;
  • in questo modo si riduce l’impatto dell’imposta di successione su quella parte del patrimonio.

Questa strategia funziona bene per i beni mobili (soldi, investimenti). Non cambia invece la tassazione sugli immobili, che continuano a pagare l’imposta calcolata sulla rendita catastale rivalutata e, soprattutto, vincola il titolare del denaro a gestirlo in modo che potrebbe essere non coerente con i suoi obiettivi di vita.

3. Matrimonio + testamento: perché nel caso di Anna il matrimonio non basta

Nel corso della nostra chiacchierata è venuto naturale parlare anche di matrimonio.

Per Luca, sposarsi con Anna significa:

  • trasformarla da “estranea” a coniuge agli occhi del Fisco;
  • attribuirle una franchigia di 1.000.000 € ai fini dell’imposta di successione;
  • ridurre in modo molto importante (fino ad azzerarle) le imposte sul patrimonio che le lascerà.

Nel caso di Anna, invece, c’è un passaggio in più.

Nelle coppie sposate senza figli, se non c’è testamento, il fratello  diviene comunque erede con il coniuge. Non è un legittimario, ma eredita in quota parte se non viene disposto diversamente.

Per questo, nel suo caso, il matrimonio non è sufficiente da solo:

  • serve il matrimonio per avere tutti i benefici fiscali del coniuge;
  • serve anche un testamento chiaro, in cui Anna dispone di lasciare tutto al marito;
  • in questo modo il fratello non viene leso in alcun diritto di legittima, ma allo stesso tempo non entra nella divisione dell’eredità.

Risultato concreto: se Anna fa testamento a favore del marito, il fratello non può “presentarsi alla porta” e togliere la casa da sotto i piedi a Luca.

Il piano operativo che abbiamo costruito insieme

 

Alla fine del confronto, Anna si è resa conto che non si trattava di un tema teorico, né di qualcosa da rimandare a “quando saremo più tranquilli”, ma di scelte da prendere adesso.

Abbiamo quindi tracciato un percorso molto pratico, fatto di passi concreti:

  1. Valutare una soluzione assicurativa, per garantire un capitale immediato e fuori dall’asse ereditario ed esentasse a favore del partner.
  2. Rivedere la composizione del patrimonio finanziario, inserendo anche strumenti più efficienti dal punto di vista successorio e fiscale, coerenti con i loro obiettivi e con il loro profilo di rischio.
  3. Programmare due passi concreti: da un lato il matrimonio, dall’altro l’appuntamento dal notaio per verificare, aggiornare e armonizzare i testamenti di entrambi.

Non è stato un dialogo leggero, ma a volte fare ordine significa guardare in faccia i rischi uno per uno e decidere come ridurli.

Anna e Luca oggi: meno paura, più consapevolezza

 

Alla fine di questo percorso, Anna non aveva ancora la fede al dito né il nuovo testamento firmato.

Aveva però:

  • un piano chiaro, con passaggi, priorità e tempi concreti;
  • la consapevolezza che esistono strumenti per proteggere chi ami, anche quando la legge non li considera ancora “famiglia” a tutti gli effetti;
  • la sensazione di non dover più subire la paura del «e se domani succede qualcosa?».

Non possiamo eliminare il rischio di ciò che non controlliamo, ma possiamo ridurre il rischio che, oltre al dolore, arrivi anche una tempesta patrimoniale e fiscale difficile da gestire, soprattutto per i conviventi.

Questa è la differenza tra “sperare che vada bene” e decidere come farla andare il meglio possibile.

Vuoi capire se anche tu stai proteggendo davvero il tuo partner convivente?

 

Se ti riconosci nella storia di Anna e Luca:

  • convivete da anni,
  • ci sono casa, risparmi, investimenti,
  • magari i rapporti con il resto della famiglia non sono sempre semplici,

potrebbe essere il momento di fare un check-up successorio e patrimoniale, prima che siano gli eventi a decidere per te.

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Io sono Lorenzo Cioffi, consulente finanziario, e questa è #STORIEDIVITAVISSUTA.

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